Il Manthoné a Firenze I colloqui con Montale - «Eppure resta che qualcosa è accaduto, forse un niente che è tutto».
 
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    Il Manthoné a Firenze I colloqui con Montale

    «Eppure resta che qualcosa è accaduto, forse un niente che è tutto».

    Diario di un’esperienza: i Colloqui fiorentini con Montale

    21 febbraio (mercolrdì)

    Il nostro viaggio, iniziato alle otto di una mattina fredda e piovosa è andato via via assumendo caratteristiche da “fiaba”… A mano a mano, infatti, che procedevamo verso l’interno, soffici fiocchi di neve ci hanno deliziati, regalandoci paesaggi “mozzafiato”, in un contesto montano da cartolina natalizia… Poi, gradualmente, tutto è tornato alla normalità e ben presto abbiamo raggiunto la meta del nostro viaggio, Firenze, dove avremmo rivissuto la bella esperienza letteraria che ci aveva visti partecipi già lo scorso anno. Preso alloggio nell’Hotel, nel pomeriggio ce ne siamo andati a “zonzo”, ritagliandoci uno spazio da comuni turisti  per fare shopping… ma concludendo la serata (sigh!!!) non molto felicemente al Mc Donald…, con susseguente rientro precipitoso in hotel.

    22 febbraio (giovedì)

    Nel Nelson Mandela forum ci siamo incontrati con i 3600 compagni di percorso, tra vecchi e nuovi partecipanti ai Colloqui fiorentini. Clima da stadio, dopo il saluto del professor Gilberto Baroni… con una coreografia eccezionale, noi ragazzi sugli spalti a tifare per il campione del momento Eugenio Montale, il quale, nella bella Firenze, visse più di vent’anni…

    La professoressa Sara Aprili (comitato didattico) ha aperto i lavori, con una splendida riflessione sul nostro autore, in cui evidenziava come «talvolta, leggendo un verso, una parola, un accento suo, abbiamo sussultato, sentendoci descritti, sentendo che le sue gioie erano le nostre gioie, le sue ferite le nostre, le sue paure le nostre, i trasalimenti del suo cuore anche un po’ quelli che fanno sussultare il cuore nostro…».

    Subito dopo ha preso la parola il professor Costantino Esposito (Università di Bari), con la relazione Questi silenzi in cui le cose sembrano tradire il loro ultimo segreto, soffermandosi in particolare sui concetti relativi a:

    • la vita come disagio;
    • la realtà come miracolo contingente;
    • la libertà di fronte all’impossibile…

    In seguito, subito dopo un breve intervallo, che ci ha consentito di riposarci mentalmente e di rifocillarci piacevolmente, abbiamo ascoltato la relazione del professor Enrico Rovegno, che ha letto e spiegato una delle più famose liriche di Montale, Non chiederci la parola, chiave di volta della stessa poesia montaliana, soffermandosi, in particolare, sul concetto del “correlativo oggettivo” (T.S. Eliot).

    Pausa-pranzo alle ore 12,30… e… “via” per le strade di Firenze alla ricerca di un posticino dove consumare un “misero” panino!!! Dopo il lauto pranzo ( che non doveva appesantirci per essere desti e pronti alle ore 14), eccoci pronti per ripartire e prendere  posto nella biblioteca della Cassa di Risparmio di Firenze, dove ci attendeva il prof. Vincenzo Narciso, per il seminario del giorno, in cui si sarebbe discusso di quanto ascoltato nell’incontro antimeridiano. Ha preso la parola  prima uno studente del Liceo Scientifico “Galileo Galilei” di Pescara, poi la professoressa Anna Di Renzo, che ha esposto quanto da noi sostenuto nella tesina La vita: dolore e sofferenza, indifferenza o speranza infinita?, precisando il “non senso” della considerazione di Montale quale poeta della “negatività”, seguita a ruota dalla nostra compagna Isabella Urbanucci, che ha invece illustrato la tesina del proprio gruppo, dal titolo: Il tormento dell’anima. All’asserzione che la poesia, montalianamente intesa, «Non è in grado di aprirci porte certe, di esprimere il lato oscuro dei sentimenti, poiché non è una formula matematica che si può applicare ad ogni problema, una panacea utilizzabile in ogni circostanza…», un altro allievo del “Galilei” (fra l’altro figlio della  maestra delle elementari di Isabella) ha replicato dissentendo, in quanto per lui la poesia di Montale non aveva una funzione così “negativista”… Bene, i presupposti per accendere delle profonde discussioni ormai c’erano e così ci siamo ripromessi di ritrovarci il giorno successivo…La nostra prof. non ci ha dormito su e, scartabellando fra i vari testi che si era “faticosamente” portati dietro, è riuscita a trovare (alle 2 di notte, ci ha riferito) la risposta chiarificatrice, che ha poi esposto nell’incontro del giorno 23). Finito il seminario ci attendeva una visita agli Uffizi, dove abbiamo potuto ammirare le opere dei più famosi artisti classici italiani (Giotto, Botticelli, Leonardo, Mantegna, Raffello, Tiziano, Michelangelo, Caravaggio…). Dopo la scorpacciata d’arte, eccoci di nuovo alla ricerca di un posticino dove riscaldarci… Accidenti, ragazzi faceva un freddo boia!!! E cosa potevamo cercare di meglio? Un bel gelato, con una temperatura all’esterno che sfiorava lo zero termico (alla Magnum…). In seguito, rinfrancati dal gelido spuntino, di nuovo in giro fra ombrelli distrutti dalle raffiche di vento e gente con il naso all’insù in piazza Duomo, intenta ad osservare il meraviglioso campanile di Giotto… ma a noi interessava, ormai, fare una cena consistente e nient’altro ed allora… tutti in fila, vicini vicini per il freddo, in cerca del locale di proprietà di un pescarese, che ci aveva contattati il giorno prima, per degustare una buona “fiorentina”… Ormeggiati poi lì, al calduccio, con grande fatica siamo infine tornate ( visto che siamo solo donne) in albergo.

     

    23 febbraio (venerdì)

    ore 9,30…eccoci tutti pronti (questa volta seduti comodamente in platea, per i problemi deambulatori di Dea… ieri, invece, ci hanno confinate sui gradini più alti del Nelson Mandela forum) per la nuova avventura quotidiana… Abbiamo visto subito che tirava “aria nuova”: i relatori, infatti, si sono dimostrati sin dall’inizio molto più comprensibili (per le nostre conoscenze – non filosofiche – di studenti di Istituto Tecnico) e coinvolgenti: prima il professor Gianfranco Lauretano, con l’intervento Ognuno tenta a suo modo di passare oltre: oltre che? , in cui illustrava il genere satirico, ironico ed anche un po’ comico della raccolta Satura, che ha segnato l’anno zero per l’inizio della poesia/prosa, poi  il professor Davide Rondoni, che ci ha dato una sua profonda ma ilare interpretazione de La Bufera (accompagnata, infatti, da un linguaggio esplicativo, anche “ colorito”, per i simpaticissimi termini gergali utilizzati ) hanno così catalizzato la nostra attenzione, ricevendo alla fine un’ovazione non-stop da parte nostra, come vere e proprie “ stelle” della musica, dello sport o del cinema… Ore 12,30: grande fuga!!! “…la fame ci tormentava...”.

    Nel pomeriggio, nuovo seminario, questa volta con lo stomaco pieno e qualche minuto di ritardo… Intanto il professor Vincenzo Narciso aveva avviato i lavori, riassumendo gli interventi dei professori Lauretano e Rondoni… noi, quatte, quatte, ci sediamo ed aspettiamo di rientrare nella “querelle” del giorno precedente… La nostra prof., infatti, ormai “documentatasi” accuratamente, era ”pronta” per dare la risposta a Francesco ed evidenzia, pertanto, come Montale, dalla prima raccolta Ossi di seppia alla seconda, Le occasioni, abbia in qualche modo “aggiustato” il tiro, lasciando intravedere una possibilità salvifica per la poesia: «Nella parola – anzi in quella parola per eccellenza che è la parola poetica – la vita si deforma sì e si distorce bloccandosi in quella che egli chiama “ eternità d’istante”, ma , e in questo sta la novità, il poeta si apre alla speranza che essa non si disperda del tutto». E vai… ora siamo soddisfatti, perché sia il gruppo di Isabella, sia Francesco hanno visto bene nella complessa tortuosità del pensiero montaliano… A fine incontro Isabella e la prof. si sono recate, con altri ragazzi e relativi proff., in un locale limitrofo per redigere una sintesi finale da presentare domani, nell’ultima giornata dei Colloqui fiorentini

    Ore 17: visita a S. Croce. Il gruppo si riunisce ma, arrivate nei pressi della Chiesa, ci accorgiamo che è già chiusa (sigh!!!)… Piove e fa freddo, che facciamo? Intanto scattiamo qualche foto… poi vedremo… La prof. si ricorda che il ristorante presso cui cenano i nostri compagni di viaggio è da quelle parti… senza pensarci due volte accendiamo i nostri cellulari e cerchiamo di localizzarlo… Eureka!!! È qui a due passi… ci “coppiamo” dentro e chiediamo se possiamo attendere l’arrivo dei nostri amici: è fatta!!! Cena deliziosa, amici stupendi, proff. finalmente insieme… Cosa vogliamo di più? Due bei taxi per tornare in albergo… Ed anche oggi è passato… ma ragazzi, domani finisce tutto: che tristezza dover ripartire… però c’è sempre domani e… qualche speranza almeno per la menzione d’onore… aspettiamo… e intanto riprepariamo le valigie…

    24 febbraio (sabato)

    Oggi il professor Pietro Baroni farà il discorso conclusivo… Sarà “pesante?”, pensiamo… Ed attendiamo… Declama alcune poesie di Montale (alcune già ascoltate in questi giorni), ma ci offre imput nuovi e ci suggerisce ulteriori riflessioni, soprattutto quando conclude asserendo che, per Montale (ma assolutamente non solo per lui), «La vera vita è “oltre”… egli ama il “quaggiù” , ma per amare il “quaggiù che finisce, bisogna amare l’Oltre/l’Altro…». Scrosci di applausi… Immediatamente dopo sarà il sindaco di Firenze a prendere le parola, salutando calorosamente noi ragazzi, che invita a non lasciarsi sopraffare da alcuno… Poi ricorda la bella figura di Nelson Mandela e, infine, comincia a premiare i diversi vincitori del concorso letterario… siamo ancora in ballo… qualche lontana speranza è ancora accesa nel nostro cuore… ma ben presto constatiamo che continuano a vincere gli studenti dei licei… accidenti proprio come l’anno scorso…  “Va be’ … però… ecco che finalmente viene nominata la nostra città, Pescara, con la menzione d’onore per i  compagni del Liceo Galilei… guidati dal “nostro” carissimo prof. Narciso… esultiamo egualmente, siamo ossimoricamente felici, con un po’ di amaro in bocca… Sì, sì,…. non c’è problema… ci rifaremo l’anno prossimo con Leopardi…e montalianamente concludiamo : «E’ l’illusione di un attimo? Non fa nulla… per ora ci basta…».

    Le studentesse della IV F e la loro “prof.”, Anna Di Renzo

    di Caporedattore Istituto Tecnico Statale "Aterno-Manthonè"


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